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Vinitaly 2018- Dicono Di Noi – LIBERTA’

Vinitaly 2018- Dicono di noi – LIBERTA’

Malvasia e Ortrugo: vini in salute, ma poco profeti in Patria

FOCUS SU VITIGNI AUTOCTONI E TURISMO DEI CASTELLI: CONVEGNO E DEGUSTAZIONI

 

Malvasia di Candia aromatica e Ortrugo – vitigni autoctoni piacentini loro malgrado vittime del tafazzista nemo propheta in patria – si prendono la scena del finale di Vinitaly con un parteci- pato evento nella sala degustazioni del Padiglione 1 (Emilia-Ro- magna). Dopo un importante in- tervento introduttivo di Giuseppe “Pinuccio ” Sidoli (presidente del Consorzio di tutela vini Doc colli piacentini), di cui riferiamo a parte, ci si addentra in un dotto excursus storico sulla Malvasia di Candia aromatica (e sulle Malva- sie in genere) e sull’Ortrugo affidato a Michele Stragliati (Fisar Piacenza) per arrivare alle tecni- che di vinificazione illustrate da Matteo Balderacchi (Onav Piacenza).

L’assoluta importanza del fatto che il turismo enogastronomico viaggi affiancato a quello storico viene sottolineata da Maria Rita Trecci Gibelli, intraprendente proprietaria del castello di Gropparello, ma soprattutto presidentessa dell’Associazione dei Castel- li del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli.

Nel frattempo i calici iniziano a riempirsi ed i piatti a scendere in tavola per la degustazione di vini prodotti con Malvasia di Candia aromatica e Ortrugo, guidata da Emanuele Alessandro Gobbi (giornalista della rivista SPIRITO diVINO) “testati” da piatti studia- ti e preparati dal giovane e talentuoso chef Alessandro Folli. Quat- tro preparazioni salate “sposate” ad altrettante versioni di Malvasia e quattro dolci con l’Ortrugo.

Gli abbinamenti

Ecco qua: Mousse al gorgonzola con cuore di cotognata e pere caramellate (Contro Tempo – Ortrugo Spumante Brut di Mossi 1558), Tartare di salmone marinato agli agrumi e cintasse di mela verde (Dante 45 – Ortrugo frizzante delle Cantine Campana); Zuppetta di ceci con gambero aromatizzato all’arancia (Ortrugo frizzante della Tenuta Pernice) e Baccala mantecato all’olio profumato e cialda croccante di aceto balsamico (La Conchiglia Ortrugo Spumante Brut della Soc. Agr. Terzoni Claudio). I dol- ci aprono con Sfera agli agrumi con crema al cioccolato fondente (Malvasia dolce frizzante del- le Cantine Campana) e proseguono con Dolce di semolino – Ricetta dell’Antica Roma tramandata dal gastronomo e chef dell’epoca Marco Gavio Apicio (Malvasia dolce frizzante della Tenuta Pernice); Pasticcetti di Marzapane con bianco-mangiare rivisitazione di un piatto del Conte Carlo Nascia, cuoco del Duca Farnese (Sorsi d’Incanto Malvasia secco frizzante della Soc. Agr. Terzoni Claudio) e Tortino alle Mandorle con crema inglese (Le Solane Vin Santo di Mossi 1558).

“Non esiste un abbinamento assoluto e perfetto tra cibo e vino ha ricordato Alessandro Emanuele Gobbi ma una ricerca virtuosa di equilibrio e complementarità che in questi abbinamenti si è espressa ad ottimi livelli”

L’Ortrugo

Lo step successivo dell’evento ha spostato l’attenzione sull’altro “figlio naturale” delle colline piacentine con un racconto storico dell’Ortrugo e della sua coltiva- zione a Piacenza.

Marco Profumo e la moglie Silvia Mandini (eredi entusiasti del suo sapere nella guida dell’azienda Mossi) hanno presentato il libro “Intrecci di Vite nei racconti di Luigi Mossi”, tredicesimo volume della collana “Gente della terra piacentina” curata da Rosa Paga- ni (Associazione per la valorizzazione della civiltà contadina del- la provincia di Piacenza e Museo della Civilta contadina di Piacenza) e che ha giustamente portato alla ribalta quello che negli anni Settanta è stato il protagonista assoluto del rilancio dell’Ortrugo a Piacenza: Luigi Mossi, L’Ortrugo, muscoloso vitigno da sempre presente nel territorio piacentino ma utilizzato prevalentemente come uva da taglio, ha conosciuto negli ultimi trent’anni una straordinaria risalita.

Nel 2017, con una crescita del 19%, è salito sul terzo gradino del podio dei vini che hanno avuto il maggior incremento per le botti- glie acquistate.

Gran finale con la presentazione di un progetto di valorizzazione del Metodo Martinotti, promosso dal “Comitato Casale Monferrato Capitale della DOC” e dalla l’Associazione Nazionale “Le Donne del Vino – Delegazione Emilia Romagna” a cura di Andrea Desana e Silvia Mandini

Articolo a cura di Giorgio Lambri (LIBERTA’ PIACENZA)